Intervista al commendatore Luca Sanguedolce, noto imprenditore caseario

Luca Sanguedolce:  nel dicembre 2008 ha ricevuto il titolo di Cavaliere della Repubblica  alla quale onorificenza si è aggiunta nel dicembre 2012 anche quella di commendatore per meriti imprenditoriali, inoltre è da tempo anche  socio onorario dell’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo”. Di recente, il 21 luglio scorso, il commendatore,  ha altresì ricevuto il premio “Il Gozzo” di Monopoli per essersi distinto nell’imprenditoria locale della sesta provincia pugliese. Intervistiamo l’imprenditore caseario andriese, per l’associazione internazionale,  affinché ci spieghi in pillole, il segreto del suo successo imprenditoriale, che ha portato i prodotti lattiero caseari pugliesi nei piatti  di tutti gli italiani  e pian piano anche nei piatti di coloro che vivono oltreoceano.

 

 

 

-  Commendatore Sanguedolce, da circa un secolo ovverosia da quattro generazioni, la  sua famiglia  produce mozzarelle, burrate, ricotte ecc.. da qualche anno anche nelle varianti biologiche e senza lattosio. Tutti i vostri prodotti sono capillarmente distribuiti e venduti (con ottimi fatturati)  nei punti vendita della GDO cosi come nei piccoli esercizi alimentari. La sua azienda  ha altresì  il merito di contare allo stato attuale, ben 140 dipendenti.  Dunque, quali pensa possano essere i vostri ulteriori e futuri progetti? Ad esempio: diversificare e ampliare ulteriormente  la vostra produzione implementando nuove tecniche produttive sempre più all’avanguardia?

Stiamo mettendo a punto un sistema di frozen in modo da poter esportare i nostri prodotti già surgelati, cosi da garantire al contempo  una shelf life (scadenza) più lunga e far si che i prodotti arrivino integri a destinazione senza subire choc termici. Dunque, con il frozen i prodotti sono surgelati,  confezionati  e successivamente posizionati all’interno di alcuni container  già predisposti  per la  nave (escludendo il trasporto  in aereo per via dei costi più elevati)  e dopo trenta giorni massimo quaranta gli stessi prodotti arrivano in America  o comunque all'estero pronti per essere distribuiti  e poi venduti.  

Inoltre, un ulteriore novità, sta nel fatto che di recente siamo stati  i primi ad immettere sul mercato i prodotti senza lattosio, dimostrando di essere attenti alle intolleranze alimentari dei nostri potenziali consumatori. Si tratta di prodotti che ci stanno dando parecchie gratificazioni in termini di fatturato, del resto per la  produzione e la commercializzazione dei prodotti delattosati, abbiamo richiesto l’autorizzazione da parte del ministero della salute:  il nostro senza lattosio è autorizzato dal ministero con il marchio “Non c’è”.  

Tuttavia, nuovi progetti nel settore caseario non è che ce ne siano tanti,  però nell’ultimo periodo la richiesta di burrata proveniente da tutto il mondo è in aumento ; richiesta che  ci ha spinti a creare la cosiddetta “camera bianca”:  una stanza asettica grazie alla quale si da la possibilità alla burrata di avere una shelf life  più lunga; con delle panne pastorizzate e lavorando in un ambiente sterilizzato, riusciamo a dare al prodotto una  scadenza più lunga, altrimenti la burrata durerebbe solo pochi giorni (non più di dieci giorni). Con  la camera bianca possiamo assicurare una scadenza di venti giorni, proprio perché la burrata viene prodotta in un contesto batteriologicamente puro, tant’è vero che la medesima  camera   può essere paragonata ad  una sala operatoria.

 Di recente (a febbraio di quest’anno)  la burrata ha ricevuto il marchio IGP, ma ciò non ha nulla a che vedere con la produzione in camera bianca, perché l’IGP è un riconoscimento a livello europeo.  Abbiamo implementato la produzione asettica anche perché  c'è una richiesta di burrate proveniente dall’oltreoceano  (specie dall’ America, ci dispiace per la Russia, con la quale facevamo un bel fatturato, ma ciò è venuto meno per via dell’embargo).  Inoltre, qualche giorno fa, abbiamo ampliato la gamma delle certificazioni con la  Halal (ovvero l’ente italiano per la certificazione islamica ) perché anche da Dubai e dal Qatar (Medioriente) ci richiedono le burrate. Con la Halal  bisogna seguire determinate procedure per soddisfare le richieste dei consumatori musulmani. Ad esempio: prima di iniziare la lavorazione si eseguono delle disinfettazioni particolari in presenza di un rabbino che benedice l’ambiente di lavorazione, affinché questa produzione venga fatta solo per i musulmani; il tutto richiede un procedimento particolare (per il quale va via un giorno intero) che gli stessi islamici ci riconoscono sul prezzo; per loro è importane  seguire tutto l’iter di produzione: dalla mungitura del latte al prodotto finito (burrata).

 

 - Qualche mese fa, (a maggio) si è conclusa a Milano la sesta edizione  di “Tuttofood”, la fiera internazionale del B2B (commercio interaziendale)  dedicata al food & beverage ;  anche quest’anno  Lei ci  ha partecipato  facendo allestire  uno stand per promuovere le vostre prelibatezze.  Qual’ è stato il riscontro a seguito di questa esperienza?

Ormai queste fiere, come del resto anche il Cibus di Parma,  preferisco definirle “salotti bianchi”;  si va in fiera  per  mostrare lo stand più bello e più grande con le hostess più affascinanti o con  il personaggio (televisivo ad esempio)  più in vista del momento, contattato da una delle tante aziende presenti,  per sponsorizzare i propri prodotti.  Le fiere di questo genere, (almeno in Italia) sono  a mio avviso  diventate  un modo per far “salotto” e non più un’opportunità di vendita su larga scala.  Noi, quest’anno al “Tutto Food” abbiamo proposto la nostra burrata light (senza lattosio e più leggera)  per  il cui  progetto e la ricerca ad essa afferente  ci siamo avvalsi della collaborazione dell’Università degli Studi di Bari; un prodotto non ancora in commercio,  in quanto  stiamo mettendo a punto il  packaging.   

Ma quel che voglio precisare è che  nonostante a Milano avevamo spazi espositivi molto più grandi rispetto a quelli che di recente ci sono stati concessi al “Fancy  Food di New York” ( gli spazi erano due metri per due metri)  abbiamo di certo avuto maggiori feedback a New York rispetto a Milano. Nella “grande mela” arrivava presso il nostro stand   il buyer o chi era veramente interessato al prodotto, lo assaggiava chiedeva delle informazioni, lasciava i suoi recapiti  per poi chiedere  un contatto dopo la fiera, mentre  a Milano c’è stata scarsa interazione con i potenziali acquirenti. Un’azienda non può partecipare al Tutto Food e al Cibus ad anni alterni (un anno il Tutto Food, e l’anno successivo il Cibus).  

Sino a qualche anno fa,  ogni due anni c’era il Cibus  di Parma, la fiera per eccellenza dell’alimentazione e ciò ci andava più che bene  (anche se rispetto a Milano pecca molto  a livello logistico); non possiamo partecipare ad anni alterni ad entrambe le  fiere,  anche per via dei costi  (100mila euro a fiera), ma  con ciò non mi sento di pronosticare la mia assenza ad una delle due fiere nei prossimi anni.  Dobbiamo, tuttavia e comunque  pur dare risalto ad altre importanti fiere europee alle quali non possiamo non partecipare:  ad ottobre  di quest’anno abbiamo  l’ Anuga di Colonia (Germania)  e poi sempre  ad ottobre dell’anno successivo abbiamo il Sial di Parigi. 

 -   Come ha già preannunciato, si è conclusa da qualche settimana a New York  la “Summer Fancy Food Show” (alla quale Lei stesso ha partecipato) ossia  la più grande manifestazione dedicata alle specialità alimentari e alle innovazioni del settore.  Durante la kermesse,  è stato decretato il successo del marchio andriese  “Mò Bufala” che con la  sua  Burrata Sorpresa Apulian Bufala, ha vinto  l’Italian Food Awards: il premio dedicato alle eccellenze italiane che esportano in USA. Quanto crede ciò possa incidere sulla concorrenza dei vostri prodotti sui mercati  nazionali ma soprattutto internazionali ?

Si tratta di due mercati totalmente diversi, tant’è vero che al mio collaboratore, Nicola  Rendine, (lo stesso che ha ritirato il premio a New York e ideato il nuovo marchio di nicchia “Mo Bufala”)  gli lascio  totale autonomia sotto ogni tipo di aspetto.  “Mo bufala”, è a se stante rispetto alla burrata  Sanguedolce, ma non c’è concorrenza. Il mio collaboratore è nato e cresciuto professionalmente con noi,  sta promuovendo “Mo bufala” sui mercati esteri facendo altresì riferimento alla nostra logistica . La produzione non ci compete, ma siamo in sinergia e per quel che mi riguarda non in competizione.

   

 -  Tuttavia, il fatto di essere  nostro socio onorario,  quanto pensa possa contribuire ad incrementare  il potenziale di vendita dei suoi prodotti sui mercati esteri?  (La risposta del commendatore Sanguedolce alla suddetta domanda è riconducibile al seguente video)

 

 

 

 

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